
La musica ha sempre avuto un fortissimo legame con la città di Napoli. Non è un caso che proprio lì sorga il teatro lirico più antico del mondo ancora in attività e che gli stilemi della canzone classica napoletana abbiano costituito il riferimento principale per la produzione musicale del primo Novecento, fino all’ascesa della prima classe cantautoriale a partire dagli anni Sessanta. Nel corso delle decadi la terra partenopea ha continuato ad offrire alla musica vari artisti per generi differenti: a partire dai grandi maestri, impegnatisi in diversi generi come – per citarne solo alcuni – Pino Daniele, Tony Esposito e il complesso della Napoli Centrale; fino ad arrivare ad artisti più contemporanei quali i Nu Genea, che finemente hanno saputo raccogliere l’eredità di alcuni dei musicisti appena citati, e i più mainstream appartenenti principalmente alla scena rap e trap come Geolier, da poco visto al Festival di Sanremo, o Tropico, autore di gran parte dei tormentoni attuali.
Dal panorama musicale napoletano, tuttavia, emerge una figura che si distingue rispetto alle altre per il suo essere popolarmente anonimo: Liberato (graficamente reso come LIBERATO), il quale non ha mai rivelato la propria identità scegliendo di celarsi dietro una maschera; nei suoi live, infatti, si esibisce sempre incappucciato, talvolta emulando i costumi dei samurai come in occasione dei tre concerti tenuti a Piazza Plebiscito nel settembre scorso. Questa scelta, data dal desiderio di riservare alla musica il ruolo da estrema protagonista, sin dal primo momento ha dato il via alle più sfaccettate teorie riguardo l’artista da parte del pubblico, attratto dall’aura misteriosa come se fosse un’entità dell’immaginario folkloristico partenopeo, un Pulcinella musicale.

Nei suoi brani, ricchi di citazioni al costume e al territorio di Napoli, Liberato riesce a sincretizzare e cristallizzare l’identità multiculturale del capoluogo campano: dal punto di vista musicale, ibridando le sonorità ancestrali a quelle della sfera urban ed elettronica e da quello linguistico, mescolando nei suoi testi parole in lingua napoletana, inglese, italiana, francese e spagnola. Tutto partì nel 2017 con l’uscita di NOVE MAGGIO, seppur uscita a febbraio, la canzone ha fatto sì che attorno a quella data si creasse una vera e propria mitologia celebrativa, alimentata da Liberato stesso il quale ogni anno rilascia qualcosa di nuovo quel giorno: nel medesimo anno uscì il brano TU T’E SCURDAT E ME, mentre nel 2022 fu rilasciato il secondo album, intitolato LIBERATO II.
Quest’anno il 9 maggio ha assunto un valore ancor più significativo: oltre al brano LUCIA (STAY WITH ME), l’artista napoletano ha anche esordito al cinema (dopo aver conseguito una nomination ai David di Donatello per il suo brano, presente nella colonna sonora di Mixed By Erry di Sidney Sibilla) con Il segreto di Liberato, film-documentario diretto da Francesco Lettieri e Giorgio Testi che vede anche la partecipazione grafica di LRNZ e Giuseppe Squillaci. Tra fotogrammi reali e altri realizzati sulle orme degli anime giapponesi e Miyazaki, l’artista viene messo quasi “a nudo” per la prima volta, attraverso immagini inedite dal backstage e racconti di infanzia. La pellicola – che ha riscontrato giudizio positivo tale che la sua permanenza nelle sale cinematografiche è stata prolungata di un’altra settimana – è l’ennesimo tassello di una leggenda popolare puramente contemporanea che va ad arricchire uno dei progetti sicuramente più interessanti ed originali del panorama musicale italiano, assumendo sempre di più un carattere culturalmente trasversale e transmediale.




