Cosa sta diventando il Primo Maggio?

Il concerto del Primo Maggio è certamente uno degli eventi musicali italiani più attesi dell’anno. Noto per unire sullo stesso palco decine di artisti di fama nazionale e non, il “concertone” riesce a radunare, ad ogni edizione, centinaia di migliaia di spettatori che assistono gratuitamente alla kermesse allestita nella Piazza di San Giovanni in Laterano a Roma.

La prima edizione risale al 1990 quando, i maggiori sindacati italiani (CGIL, CISL e UIL), decidono di organizzare uno spettacolo in occasione della Festa dei lavoratori. Sin da subito il concerto, la cui durata si estende dal primo pomeriggio a tarda notte, vede un’enorme affluenza di pubblico, fino a superare addirittura il milione di spettatori nel 2004. La messa in onda televisiva, inoltre, viene assegnata alle principali reti Rai che coprono, quasi sempre integralmente, l’intera durata della rassegna musicale. È proprio questa stretta collaborazione tra il concertone e la Rai che, negli anni, ha permesso al servizio pubblico di censurare alcuni artisti durante le loro esibizioni: è il caso, ad esempio, degli Elio e le Storie Tese, di Piero Pelù con i Litfiba negli anni ’90, di Daniele Silvestri nel 2003, la cui invettiva contro il governo Berlusconi obbligò la Rai a mandare in onda lo spettacolo in differita l’anno successivo e, il più recente, di Fedez nel 2021.

Elio canta durante il concerto del Primo Maggio 1991

Il concertone, quindi, è apparso immediatamente come un evento non solo musicale, ma anche politico. Ciò era emerso anche dalle line-up che, nonostante siano state diverse in ogni edizione, hanno visto spesso tornare gruppi in cui il tema politico e sociale è estremamente presente all’interno delle loro composizioni musicali come i Modena City Ramblers, i 99 Posse, la PFM e la Bandabardò. Ad essi, si sono più volte aggiunti nomi di grandi cantautori, partendo da Fabrizio De André, Francesco De Gregori ed Enzo Jannacci fino ad arrivare ai più recenti Max Gazzè, Caparezza e lo stesso Silvestri. Il “primo maggio” è, inoltre, un’importante rampa di lancio per gli artisti emergenti; negli ultimi anni in particolare, molti cantanti hanno calcato il palco di piazza San Giovanni prima di sfondare le classifiche italiane, tra questi, le ormai note Big Mama e Angelina Mango, rispettivamente conduttrice dell’anteprima del Primo Maggio 2024 e la vincitrice dell’ultimo Festival di Sanremo.

Il Festival di Sanremo è quello che ha permesso una mutazione improvvisa della concezione del concerto del Primo Maggio, in particolare tra i giovanissimi. Attraverso centinaia di commenti live al minuto e hashtag straripanti di tweet, i Festival di Amadeus si sono contraddistinti proprio per l’estremo successo social e il “concertone”, seguendo un eracliteo mutamento, ha, da qualche anno, provato a produrre lo stesso effetto. Aspettarsi di trovare gli artisti che più hanno avuto clamore durante il Festival di Sanremo, all’interno dell’organico del Primo Maggio, è diventato quasi una prassi per gli spettatori e ascoltatori italiani.

Noemi ed Ermal Meta conducono il Primo Maggio 2024

I messaggi sociali a San Giovanni sono in diminuzione o, perlomeno, si mostrano composti da frasi fatte e ripetute. Spazio ai rapper, alle canzoni d’amore e in particolare alla promozione musicale. Guardando la line-up del “concertone” 2024, si evince come la maggior parte dei cantanti presenti ha, infatti, pubblicato singoli o dischi nei mesi antecedenti e come alcuni hanno, oltretutto, avuto un posto nella categoria big nell’appena passato Festival. Non sono mancati, di certo, alcuni momenti importanti, come Cosmo che ironizza sulla censura sventolando la bandiera Palestinese, i conduttori Ermal Meta e Noemi che discutono riguardo l’inclusività nella scuola e la parità di genere ed infine, Achille Lauro che legge la dichiarazione dei diritti umani.

In conclusione, osservando il pubblico del Primo Maggio, emerge come il target sia sempre più giovane, una platea estremamente ferrata sulle hit del momento e più interessata alla ricerca del siparietto polemico che possa esplodere sui vari canali social. Bisogna chiedersi, quindi: è giusto considerare ancora il palco del “concertone” come un’occasione non solo di musica, ma anche di unità nazionale contro politica e discriminazioni? Oppure dobbiamo soltanto accettare che, tutto scorre e, come ogni cosa all’interno della nostra società, questo si stia perfezionando in un evento di pubblicità pop legato ai fenomeni commerciali del momento?